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Vitamina verde: i parchi urbani

DATA
12.02.2009

NOTIZIA
Puliscono l'aria, stimolano l'attività fisica, facilitano le relazioni sociali. I parchi urbani, secondo nuovi studi, allungano l'aspettativa di vita e abbassano il tasso di mortalità per le malattie cardiovascolari

Di città ci si può ammalare, e morire: è vero. Per l'inquinamento dell'aria, per gli incidenti che coinvolgono sempre più pedoni e ciclisti, per le strade senza marciapiedi che impediscono di camminare, per la discarica sotto casa. Ci si ammala non solo per la chimica e l'asfalto, ma anche per il brutto, la fretta, la rabbia che ti prende a vivere in una città inospitale. Eppure di città si può vivere e prosperare, rifiorire addirittura. Se il quartiere in cui si vive è ricco di parchi e aree gioco, se marciapiedi e piste ciclabili ben separati dalle strade consentono di muoversi quotidianamente con le proprie gambe, e se le case si alternano a negozi, spazi pubblici, cinema e uffici in quartieri gradevoli, e vivi a tutte le ore.

Esiste insomma una nuova medicina, benefica e potente, che si chiama architettura e urbanistica. È la nuova scienza della città sostenibile che si sta facendo strada fra i pianificatori spagnoli, tedeschi e olandesi. Una 'medicina', nata dalla sintesi di interventi di sanità pubblica e recupero urbano, che dovrà riportare al centro alberi e biciclette, e avere la forza di moderare o addirittura fermare il traffico privato ai confini delle metropoli, attraverso un piano Marshall di investimenti dedicati al potenziamento del trasporto pubblico. Un gruppo di sociologi e urbanisti olandesi ha proposto di chiamare questo nuovo ricostituente urbano 'Vitamina V', dove V sta per verde. E indica un insieme di servizi pubblici di cui, per la prima volta nella storia, si studiano in modo quantitativo i possibili effetti sulla salute fisica e psichica degli abitanti.

Gli ambienti poveri di spazi verdi, ma anche di centri di aggregazione come piazze e negozi di quartiere, incoraggiano abitudini di vita poco salubri: obesità, fumo e sedentarietà. "Il degrado delle periferie urbane si tramuta in condizioni di salute più critiche dei residenti e accentua gli effetti delle differenze sociali", spiega Patricia Hynes del Department of Environmental Health dell'Università di Boston. "È la cosiddetta sindrome delle finestre rotte: la qualità carente delle abitazioni e degli spazi, la scarsa pulizia e manutenzione genera abbandono e un senso di insicurezza che inibisce la vita all'aria aperta di bambini e anziani, con immaginabili conseguenze di salute".

Una dotazione adeguata di parchi, filari alberati, orti e giardini, connessi da vie pedonali e ciclabili, possono contribuire a colmare questo divario fra centro e periferia. Lo dice uno studio dell'Università di Glasgow pubblicato sul 'Lancet', secondo cui la presenza di aree verdi accessibili e di qualità allungano le aspettative di vita delle classi meno abbienti e abbassano il tasso di mortalità per alcune malattie, in particolare quelle cardiovascolari. La ricerca è stata effettuata in Gran Bretagna su più di 360 mila persone. I ricercatori, Richard Mitchell e Frank Popham, non hanno dubbi: il verde riduce le differenze tra lo stato di salute dei diversi ceti sociali. "Gli ambienti che promuovono la salute possono essere cruciali nella riduzione delle disuguaglianze sanitarie", commentano: "Le aree verdi sono un mezzo a disposizione dei governi per ridurre il divario di salute tra ricchi e poveri".

Sono diversi gli studi che mostrano come le aree verdi, ripulendo l'aria, incentivando l'attività fisica e riducendo i livelli di stress, hanno effetti benefici sulla salute respiratoria, cardiaca e psichica della popolazione. "Foreste urbane di dimensioni adeguate svolgono un'eccellente azione di filtro acustico e sugli inquinanti dell'aria, oltre ad abbassare di qualche grado la temperatura nelle isole di calore urbane", spiega Barbara Maher del Lancaster Environment Centre.

Anche disturbi respiratori come l'asma sembrano essere direttamente influenzati dalla presenza di verde. Negli Stati Uniti, tra il 1980 e il 2000, l'asma infantile ha colpito in media un bambino su due, raggiungendo i tassi più elevati nelle aree più inquinate. Come controllare questa epidemia? Anche con parchi e giardini. Secondo una ricerca della Columbia University di New York, per ogni 350 nuovi alberi piantati per chilometro quadrato gli attacchi d'asma si riducono di un quarto.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/
a cura di: di Luca Carra

TAG: parco urbano piante inquinamento cardiologia asma

Informazioni su : Cardiologia




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