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Godersi la montagna d'estate Anche nella terza età

DATA
12.07.2018

NOTIZIA
Gli eventuali rischi dell'altitudine possono essere gestiti. Le misure da adottare perché il fisico possa trarne giovamento

Un piacevole fresco, lontano dall'afa della città. È uno dei motivi che spinge moltissimi a scegliere la montagna come meta per le vacanze estive: oltre 100 milioni di turisti visitano le Alpi ogni anno. Fra di loro tanti ultra sessantacinquenni, che optano per le cime cercando refrigerio dal caldo.

«E hanno molte buone ragioni - sottolinea Niccolò Marchionni, presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica -. I vantaggi per la loro salute, infatti, possono essere significativi. Il clima temperato e il minore inquinamento, per esempio, giovano a chi soffre di patologie respiratorie se non si va troppo in alto. Inoltre, in genere si verifica anche un miglioramento del ritmo sonno-veglia, tanto che il periodo in montagna può rappresentare talvolta una buona occasione per ridurre gli eventuali farmaci per dormire. Ancora, una vacanza fra i monti può essere la spinta a fare attività fisica, e magari mantenere la buona abitudine una volta tornati in città, tanto più che le passeggiate nei fondovalle ombrosi, senza grandi dislivelli, si possono fare senza affrontare nemmeno grossi sbalzi di temperatura o di altitudine» (Vedi Foto).

I RISCHI
Detto questo non si può fare a meno di ricordare che l'alta quota, per offrire il massimo del beneficio deve essere affrontata con la giusta consapevolezza. «Fino a 1200 metri di altezza, in genere, non sono necessarie avvertenze particolari - specifica Marchionni -. È solo oltre questa altezza, infatti, che la concentrazione di ossigeno nell'aria si riduce in modo significativo e questo può creare problemi in caso di patologie che sono più frequenti con l'avanzare degli anni. Perciò, superare questa quota è sconsigliabile a chi abbia una malattia cardiovascolare, come lo scompenso cardiaco, a chi ha avuto un infarto, a chi è stato sottoposto a bypass o angioplastica, a chi soffre di bronchite cronica o enfisema: la minor quantità d'ossigeno può provocare crisi respiratorie o "mandare in affanno" il cuore». «Anche le passeggiate in montagna sono benefiche per gli anziani, se affrontate con "assennatezza". La tentazione, infatti, può essere quella di passare repentinamente dalla sedentarietà completa a passeggiate troppo lunghe o comunque a un'attività fisica consistente, almeno in relazione alla propria capacità di sforzo - consiglia Marchionni -. Chi ha il diabete, poi, deve ricordare che il maggior movimento riduce la glicemia, diminuendo la necessità di insulina e di farmaci ipoglicemizzanti. E un "aggiustamento" della terapia può rendersi necessario anche agli ipertesi, poiché la quota fa aumentare la pressione arteriosa».

LA PRESSIONE
Questo, peraltro, non accade a solo chi ha più di 65 anni, ma a chiunque abbia la pressione alta in pianura. E siccome molti non sanno di averla, sono parecchi gli escursionisti giovani e meno giovani che possono essere a rischio di "picchi" pressori in montagna. Un'ulteriore conferma che salendo di altitudine cresce anche la pressione arriva dall'ultima delle sette spedizioni del progetto HighCare, che in 10 anni ha portato medici e biologi cinque volte (fra il 2003 e il 2010) sul Monte Rosa, nel 2008 sotto le pendici dell'Everest e nel 2012 sulle Ande peruviane. Obiettivi del progetto, come spiega Gianfranco Parati, direttore della Divisione di Cardiologia all'Auxologico di Milano e docente di medicina interna all'Università di Milano-Bicocca: «Analizzare che cosa succede al sistema cardiovascolare quando si sale oltre i 2 mila metri e trovare i modi migliori per proteggere il cuore degli ipertesi amanti delle cime». I risultati più recenti HighCare sono stati presentati a Milano durante il congresso dell'European Society of Hypertension. «Abbiamo studiato ipertesi abitanti di Lima, che vivono perciò al livello del mare, portandoli fino a Huancayo, oltre i tremila metri, dove abbiamo attrezzato un intero albergo a "laboratorio" per la ricerca - racconta Parati -. Intanto, è stato confermato che salendo in quota la media della pressione sistolica (la "massima", ndr) nelle 24 ore aumenta di ben 11 mmHg. È vero che, se la pressione in alta quota viene misurata a soggetti che stanno seduti, l'incremento risulta inferiore, ma le persone che vanno in montagna non stanno certo ferme e lo sforzo delle camminate può bastare a mettere alla prova il sistema cardiovascolare di chi ha già la pressione oltre i limiti».

COSA FARE
L'analisi accurata delle reazioni dell'organismo in alta quota segnala, inoltre, che la capacità di esercizio si riduce, perché l'ossigeno è più rarefatto e quindi meno disponibile, e che al contempo i battiti cardiaci accelerano per una maggiore attività del sistema simpatico. Aumenta poi la pressione centrale, oltre a quella periferica, segno di una maggiore rigidità funzionale delle arterie: in pratica, i vasi si comportano come se fossero più "duri". Il cuore, inoltre, riceve meno ossigeno ma ne consuma di più, la pressione polmonare aumenta, di notte cresce il numero di apnee ostruttive e quindi si respira peggio, riducendo ulteriormente l'apporto di ossigeno. Chi è giovane e sano, ovviamente, "compensa" meglio queste reazioni rispetto a chi non è più giovanissimo e ha già la pressione un po' alta: come affrontare le vette, allora, se si è ipertesi e over 65? «La montagna non è off limits. Però, occorre andarci sapendo che il sistema cardiovascolare ne risentirà - raccomanda Parati -. Gli effetti su cuore e vasi non compaiono solo sopra i 2 mila metri, ma anche a quote inferiori, seppure in modo meno netto. Perciò, bisogna essere certi che la pressione sia sotto controllo almeno in pianura, fare prove da sforzo per capire come reagisce il cuore quando è sotto stress e avere un'idea di quel che succederà sulle vette. È utile, poi, portare con sé un misuratore di pressione elettronico validato, per poter ripetere spesso l'autovalutazione, ed è bene chiedere al medico che cosa fare se la pressione dovesse salire troppo. La terapia più efficace per tutti, però, quando ci si accorge che la pressione è salita è sempre scendere di quota».

Fonte: corriere.it

TAG: montagna pressione altitudine terza età anziani

Informazioni su : Cardiologia




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