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Diabete, dal girovita al lavoro tutti i segnali da non trascurare

DATA
14.11.2012

NOTIZIA
SEMPRE più conosciuto, ma con trend in costante crescita, il diabete fa paura. In aumento, ovunque nel mondo, e a un ritmo incessante che, solo in Italia, fa registrare (dati Istat 2011), il 4,9 per cento della popolazione affetta dalla patologia. A inizio secolo era meno del 3 per cento. Una percentuale che sale di uno, due punti (fino al 7 per cento) grazie alla quota di malati che ignora di esserlo. Se si entra nel dettaglio delle cifre, si scopre anche che le donne sono minacciate al pari degli uomini: il primo rapporto sulle differenze di genere, presentato pochi mesi fa dal "Gruppo donna" dell'Associazione Medici Diabetologi (Amd), stima che oltre un milione e mezzo di donne italiane siano diabetiche.

La fotografia al femminile rivela pure che, rispetto al sesso forte, l'età media è più alta: 68,4 anni contro i 65,7 dei maschi, che la malattia dura da più tempo (11 anni contro i 10 degli uomini), e che la condizione femminile è penalizzata anche sul fronte obesità: le donne oversize sono il doppio rispetto agli uomini gravemente obesi (18,8 contro 10,1 per cento). Ma anche il controllo della malattia è meno soddisfacente, dal momento che il 58% delle donne rispetto al 54 degli uomini non riesce a raggiungere una buona condizione metabolica (HbAc1 superiore al 7%, colesterolo e pressione più elevate).

"Pur se non drammatici, questi dati fanno riflettere:", commenta Valeria Manicardi, consigliere del Gruppo Donna, "una diabetica ha un rischio maggiore di infarto
di 3-5 volte, rispetto a una coetanea non diabetica". Da una parte i dati che testimoniano la drammatica situazione, dall'altra la ricerca scientifica finalizzata a caratterizzare le specificità della patologia e a sviluppare nuove strategie terapeutiche. Il versante studi offre un ampio panorama. A cominciare da quello, tutto italiano, presentato all'ultimo congresso dell'Easd di Berlino. Stavolta la scoperta riguarda le conseguenze di una glicemia impazzita nei confronti del cuore. Infarto, angina o ictus? No, queste sono conseguenze risapute, mentre lo studio DYDA (Left ventricular DYsfunction in DiAbetes) promosso dall'Amd e dall'Anmco, ha dimostrato che il nemico più subdolo non è l'infarto, ma lo scompenso cardiaco che, solo in Italia, miete 270 vittime al giorno (con un costo di 600 milioni l'anno e più di 500 ricoveri al giorno).

I ricercatori hanno seguito 960 pazienti con diabete di tipo 2 senza sintomi cardiaci: dopo controlli ecografici (eseguiti all'inizio e a distanza di due anni), è stato dimostrato, dice il presidente di Amd e coordinatore dello studio Carlo Giorda, che "una persona su due con diabete ha segni ecocardiografici di disfunzione ventricolare sinistra, porta d'ingresso allo scompenso cardiaco". Queste conclusioni rivelano che meno si controlla la glicemia, maggiore è il rischio-scompenso e che, a sua volta, questo stesso rischio aumenta con l'incremento di sovrappeso, giro-vita e riduzione dell'attività fisica.

Ma sul diabete e, soprattutto, sulla sua evoluzione inciderebbero anche altri fattori. Tra questi, l'ambiente lavorativo e il profilo sociale. L'ipotesi la fa uno studio condotto dal dipartimento-diabete dell'università di Lisbona, secondo cui le persone affette da diabete, consapevoli e interessate alla propria malattia, e senza conflittualità sul posto di lavoro, avrebbero un miglior controllo della glicemia e, quindi, metabolico. D'altronde, la conferma del diabete espressione di una patologia "sensibile" al background socio-economico, risulta anche dalle conclusioni dello studio sul confronto tra un gruppo di pazienti residenti in zona rurale e un altro appartenente all'area urbana: coordinato dall'équipe di Christelle Burnot del service d'Endocrinologie dell'université di Clermont Ferrand fa emergere una condizione penalizzante per gli abitanti di aree isolate, di fatto curate meno e peggio.

Dal progresso tecnologico, tra le nuove molecole che si affacciano sul mercato, ci sono degludec che avrebbe dimostrato di ridurre le ipoglicemie notturne e il linagliptin, confermato da uno studio di fase 3 efficace e ben tollerato anche negli anziani con nefropatia diabetica.
Repubblica.it

TAG: diabeteanalisi del sangue






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