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Bambini e punture di insetti come affrontare le emergenze estive

DATA
06.07.2012

NOTIZIA
Fastidiose e talvolta pericolose, le punture possono essere prevenute. O gestite al meglio: i consigli dei pediatri

Api, vespe e calabroni ronzanti sui fiori, zanzare che non danno tregua dal crepuscolo in poi. Ma anche zecche e tafani, incontri frequenti in collina o nei pascoli di montagna. Animaletti fastidiosi che soprattutto in estate possono guastare la giornata se la “vittima” dei loro pungiglioni è un bimbo: le punture di insetto sono dolorose, bruciano e danno prurito, per di più il ponfo può diventare parecchio grosso, nel caso di pelli sensibili e delicate come quelle dei bambini. Senza contare il rischio di shock anafilattico se malauguratamente il piccolo è allergico alle api, le vespe o i calabroni.

PREVENZIONE
Come evitare seccature e tenere alla larga il più possibile gli insetti? I consigli a misura d'estate arrivano dalla Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), che ha stilato le raccomandazioni per i genitori perché «con pochi accorgimenti è possibile evitare il problema o ridurne gli effetti negativi, gestendo al meglio le conseguenze di una puntura d'insetto – spiega Susanna Esposito, presidente SITIP –. Per esempio, per prevenire le punture bisogna evitare di usare lozioni o profumi sulla pelle; la precauzione è particolarmente utile quando i bimbi praticano sport all'aperto, perché anche il sudore e l'anidride carbonica emessa col respiro attraggono gli insetti. Occorre poi insegnare ai bambini di non sostare in vicinanza di bevande o cibi molto dolci e, se si cucina o si mangia all'aperto, stare più attenti e non lasciare gli scarti in giro, ma chiuderli bene in contenitori per rifiuti. Prudenza ancora maggiore serve vicino a luoghi dove api, vespe e calabroni fanno il nido come in campagna nel periodo di maturazione della frutta o della vendemmia; è bene spiegare ai bimbi di non lanciare mai oggetti contro gli alveari, che se sono nei pressi di casa devono essere sempre eliminati da personale esperto; è poi opportuno insegnare loro che se si ritrovano in mezzo a uno sciame devono allontanarsi lentamente, perché i movimenti bruschi eccitano vespe e simili rendendole più aggressive».

ZANZARE
Per le gite in campagna o montagna è opportuno scegliere indumenti chiari, su cui è facile individuare gli insetti; sarebbe anche consigliabile, se ci sono davvero molti animaletti fastidiosi, optare per abiti a maniche lunghe, pantaloni lunghi, calzini e scarpe chiuse, infilando il bordo dei pantaloni nelle calze se si cammina attraverso cespugli o erba incolta. Le stesse precauzioni di vestiario valgono nelle zone tropicali e paludose, dove i bimbi dovrebbero essere coperti in maniera adeguata. Per ridurre le possibilità di incontro con le odiate zanzare, bisogna accertarsi di non avere acqua stagnante in giardino, sistemare zanzariere alle finestre della casa e magari sulla culla dei bambini piccoli e, se il luogo dove ci si trova non è stato “bonificato”, stare al chiuso al tramonto e all'alba quando il rischio di “morsi” è maggiore. «Gli insetticidi chimici dovrebbero essere evitati, perché possono provocare irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie – dice Esposito –. Se capita di usarli, è bene aerare la stanza almeno per mezzora mentre sono del tutto sicuri gli strumenti elettrici che emettono ultrasuoni. All'aperto, si possono usare candele alla citronella e al geranio o anche gli zampironi, a patto di sistemarli dove il bambino non possa raggiungerli». Quanto ai repellenti da stendere sulla pelle, non si devono applicare su abrasioni e tagli e non vanno spruzzati sul viso, ma prima sulle mani e poi passati in volto. «Per i bambini dai due mesi in su si possono usare prodotti a base di geranio e citronella – riprende la pediatra –. Fra sei mesi e due anni si possono scegliere prodotti che non contengano concentrazioni di DEET (dietiltoluamide) superiori al 10 per cento, dandoli non più di una volta al giorno; fra i due e i dodici anni si possono applicare non oltre tre volte al giorno. E una volta rientrati al chiuso, bisogna sempre lavare accuratamente le parti trattate. Se si viene punti, no all'ammoniaca, che può bruciare la pelle, e al limone che la rende fotosensibile facilitando le scottature: semmai usare il ghiaccio o gel al cloruro d'alluminio al 5 per cento per ridurre il ponfo, cercando di evitare che il bimbo si gratti».

API E VESPE
Che fare se invece se bimbo viene punto da un'ape o una vespa? Rischio di shock anafilattico a parte (in quel caso, se non si ha con sé la “penna” con adrenalina, bisogna andare subito al pronto soccorso), è bene togliere subito il pungiglione premendo la pelle con le dita o usando una limetta smussata o un ago sterile, non le pinzette perché rischiano di rompere con facilità la sacca di veleno che nei primi due-tre minuti resta integra. Quindi fare impacchi con acqua fredda e poi, magari dopo aver chiesto consiglio al proprio pediatra, applicare una pomata a base di antistaminico o cortisone. «Le punture di calabrone non sono più velenose di quelle di api e vespe, sono solo più dolorose – specifica Esposito –. Se invece a pungere è un tafano, insetti che in genere “mordono” animali come mucche e cavalli, è possibile la trasmissione di infezioni ed è frequente che la puntura si infetti producendo pus: è quindi opportuno lavare il punto dove l'aculeo è entrato nella pelle con acqua e sapone e quindi passare un batuffolo di cotone imbevuto di alcol o un altro disinfettante, usando una pomata antibiotica in caso di pus».

ZECCHE
E se a mordere è stata una zecca? Si trovano un po' ovunque in campagna, si attaccano a peli, capelli o vestiti e poi, quando il bambino è “a riposo”, mordono. Difficile accorgersene perché la puntura non è dolorosa e non dà prurito; in genere ci si accorge della zecca quando si “colora” perché ha succhiato sangue. A quel punto va tolta con attenzione, un'operazione per nulla facile: bisogna evitare la fretta, perché potrebbe restare la testa attaccata, e anche metodi impropri come aghi arroventati, calore, petrolio; non bisogna neppure toccarla a mani nude o cercare di ucciderla schiacciandola o “soffocandola” con smalto per unghie, alcol od altro perché la zecca respira poche volte all'ora e sarebbe inutile. Per eliminarla quindi ci si può rivolgere al medico o provare con una pinzetta, eventualmente dopo averla ricoperta di olio o pomata grassa, oppure con un filo: avvolgendolo attorno alla zecca bisogna chiudere la presa il più possibile vicino alla pelle, ruotando e tirando con costanza finché non molla la presa. L'importante è toglierla, perché la zecca può essere il veicolo della malattia di Lyme, presente in Italia soprattutto in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. «La SITIP ha aperto un registro per raccogliere tutti i casi che si verificano nel nostro Paese – spiega Esposito, che coordina il registro –. Se diagnosticata rapidamente e trattata con antibiotici, la malattia di Lyme nei bambini è quasi sempre curabile: l'eruzione cutanea tipica, chiamata eritema migrante perché dalla zona della puntura il rossore si allarga diventando un anello più chiaro al centro, sparisce entro pochi giorni dal trattamento. L'incubazione della malattia va da tre a quindici giorni ma talvolta arriva a un mese: perciò se un bimbo è stato punto da una zecca i genitori devono controllare ogni giorno, per 30-40 giorni, la pelle dove questa si era attaccata e rivolgersi al medico se compare un eritema di qualsiasi genere. Se non viene riconosciuta e curata in tempo, infatti, la malattia di Lyme si può propagare a cervello, nervi, occhi, cuore e articolazioni rendendo necessarie terapie più impegnative e non sempre risolutive», conclude la pediatra.

Fonte: corriere.it


TAG: bambini punture insetti zanzare vespe api zecche ragni calabroni tafani

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